domenica 16 marzo 2008

La Veillée des Abysses



Ho avuto la fortuna, in un periodo assolutamente denso come quello di questi giorni, di riuscire ad andare a vedere, a Catania, la prima italiana de La Veillée des Abysses, del giovanissimo James Thierrèe. La critica mondiale lo aveva già acclamato

Spettacolo straordinario, suggestivo e incantatore, capace di fondere insieme l'arte circense con l'estro teatrale, la danza e la musica.
E ciò che ne esce fuori è pura poesia.

Suggestioni sperimentali, senza dubbio, surreali, improbabili, ma davvero capaci di lasciare tutti a bocca aperta a sognare, immergendoti in una surrealtà improvvisamente vicina.

Uno spettacolo unico, che caldamente consiglio a tutti coloro che possano avere un'occasione di andarlo a vedere.
E soprattutto coloro che fingono di fare teatro o arte sperimentale, quando poi semplicemente si lasciano andare a narcisistici e incomprensibili deliri non capaci di emozionare.

Mi permetto di citarlo, in una sua recente intervista, perchè credo nelle sue parole si trovino tante verità scoperte nel sudore e nella fatica di un artista vero.
"Come me, come tutti, quello che gli spettatori chiedono, quello di cui hanno bisogno è essere trasportati da qualche altra parte. Un luogo magico dove si ritrovino delle vaghe reminiscenze, delle storie dimenticate, delle visioni immaginifiche, dei ricordi ingarbugliati… Non so spiegare in modo chiaro come le idee mi vengano. Io parto dalla materia bruta, da fatti concreti, da gesti semplici. Lo spettacolo si compone un passo alla volta, si modifica da solo attraverso le diverse sue rappresentazioni. Tutto è costantemente in divenire. Chi pensa di costruire un’opera ad ogni istante si rende conto fino a che punto i suoi elementi fuggano dal completo controllo del creatore stesso. All’inizio, immagino una storia, poi insieme ai miei artisti ci lavoriamo sopra. Gli artisti sono acrobati, contorsionisti, musicisti; io ascolto i loro desideri. Insieme, noi ascoltiamo il pubblico e le loro reazioni. Non solamente le manifestazioni di gioia, gli applausi, ma anche il respiro di una sala. Ciò è essenziale per mantenere il ritmo, oltrepassare la performance, il puro numero circense, e arrivare all’umanità delle persone. Esprimere lo “scorrere della vita”, lasciare che il cuore si apra all’innocenza ritrovata delle emozioni e delle risa, lasciarsi guidare dall’incanto surrealista delle immagini. E, soprattutto, crederci."

Un incredibile genio, dall'età di 4 anni a calcare i palcoscenici di tutto il mondo.
Figlio, e nipote d'arte.
Di un certo Charlie Chaplin.
Charlot.

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