lunedì 29 giugno 2009

Telecommuting damages your business!


VitalSmarts, una società di formazione aziendale, ha fatto svolgere uno studio su 500 persone sull’argomento in oggetto.
I risultati? “Lavorare a distanza causa 243% in più di problemi” e “le più comuni forme di reazione agli effetti della distanza non sono soltanto distruttive per le relazioni lavorative, ma distruggono anche la produttività generale”.

Più nel dettaglio, secondo questo studio:
- Ben 13 su 14, fra i più comuni problemi relazionali a lavoro, capitano più frequentemente tra “team virtuali” (team i cui membri sono dispersi in diverse aree geografiche) che fra team localizzati nello stesso edificio;
- Problemi con colleghi distanti sono significativamente più difficili da risolvere e dura più a lungo che con colleghi nella stessa sede;
- Quando affrontano un problema con un collega lontano, i lavoratori usano strategie silenziose (ritardare o non rispondere proprio a telefonate e email) o li attaccano verbalmente (criticandoli con altri, parlandone male, lamentandosi continuamente, o sfidandone le decisioni)

E’ davvero così?
Non penso: il lavoro a distanza si è già dimostrato uno strumento molto utile. A volte, addirittura, soprattutto nel caso di grandi aziende, è praticamente inevitabile.
Quindi, cosa si può fare per evitare gli effetti negativi indicati nello studio? Si necessitano strategie concrete di management e di leadership.
Il punto chiave è la comunicazione.
La comunicazione fra collaboratori distanti non è altrettanto efficace (più del 50% della comunicazione di realizza per vie non verbali) e minimizza la fiducia e i rapporti fra membri di uno stesso team.

I miei suggerimenti?
- Prima di iniziare un lavoro, organizzate un incontro con tutte le persone coinvolte nel progetto in circostanze piacevoli e rilassate, in modo da permettere alle persone di conoscersi tra di loro e di stabilire relazioni piacevoli e positive;
- Rendete chiare le vostre aspettative e stabilite delle deadlines;
- Organizzate periodici incontri dal vivo con tutti i membri di un progetto, per aumentare la loro fiducia reciproca e farli sentire parte di una squadra: devono sapere (e SENTIRE) che il loro lavoro influenza quello di tutti gli altri membri del team;
- Se potete, organizzate periodicamente anche incontri dal vivo con TUTTE le persone che lavora nella vostra organizzazione e hanno una qualche relazione lavorativa, anche se queste persone non lavorano attualmente allo stesso progetto: questo aiuta a costruire fiducia nella vostra organizzazione, a motivare dipendenti e stakeholder, e a condividere un senso di appartenenza allo stesso business.

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VitalSmarts, a corporate-training organization, ran a study that surveyed 500 people on this topic.
The results? “Working remotely causes 243 percent more problems” and “the most common means of coping with the effects of distance are not only destructive to working relationships, they are also destructive to overall productivity”.

Specifically, according to the study:
- 13 out of 14 common workplace relationship problems occur far more frequently within “virtual teams” (teams with members scattered across various geographies) than within teams located in the same building;
- Problems with remote colleagues are significantly more difficult to solve and last longer than with on‐site colleagues;
- When facing a challenge with a remote colleague, workers either use “silent” strategies (delaying or not responding to calls and e-mails) or verbally attack them (criticizing them to others, gossiping, complaining, challenging the colleagues’ decisions).

Is this the end line?
I don’t think so: telecommuting have proven to be a needful tool. Sometimes, especially with big companies, it is also a compulsory choice.
So, what can we do to avoid the negative effects listed above? We do need effective management and leadership strategies.
The key point here is Communication.
Communication between long distant co-workers is not as effective (more than 50% of communication is non-verbal) and minimize trust and rapport between team members.

My suggestions?
- Before starting, organize a meeting with all the people involved in the project in relaxed circumstances, to make them know each other and establish kind relationships;
- Make clear your expectations and establish deadlines;
- Plan periodical live meetings with all the members of a project, to improve their trust in each other and make them really feel part of a team: they will have to know (and FEEL) that their work will influence the work of the other members of the team!
- If you can, also plan periodical live meeting with ALL the people that works in your organization and have some kind of work-relationship, even if this people actually do not work at the same project: this will help build trust in your organization, motivate your employee and stakeholders, and share a sense of belonging to the same business.

To believe or not to believe: that is the question!

La gente non crede a ciò che gli racconti.
Crede raramente a ciò che gli mostri.
Qualche volta crede a ciò che gli raccontano gli amici.
Crede sempre a ciò che si racconta da sola.
(Seth Godin)

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People don't believe what you tell them.
They rarely believe what you show them.
They often believe what their friends tell them.
They always believe what they tell themselves.
(Seth Godin)

venerdì 26 giugno 2009

XVIII Assemblea annuale MPI Italia Chapter




La XVIII assemblea annual di MPI Italia Chapter sta finalmente arrivando, e quest’anno la location prescelta è Acireale, in Sicilia.

Lo devo ammettere: sono un po’ nervoso! Come orgoglioso sponsor dell’evento, stiamo progettando un’attività per i partecipanti: il nostro tour “Le Città Invisibili”.
Questo è uno dei nostri format più popolari: una caccia al tesoro fotografica pensata appositamente per permettere ai partecipanti di scoprire monumenti e leggende di una città, divertendosi nel contempo nello svolgere rapide sfide e fotografando l’intera esperienza.

Abbiamo replicato questo format così tante volte da renderlo un classico (“Le Città Invisibili” sarà inserito nel libro di prossima uscita “Le 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita” – Newton Compton editore), quindi, perché questo nervosismo?
Questa volta, i nostri ospiti saranno influenti professionisti del mondo MICE. So che le loro aspettative sono molto alte, e sicuramente non accetteranno con piacere nessun intoppo…
Insomma, incrociate le dita per noi!

Link utili
MPI Italia chapter
Scarica il programma dell’Assemblea

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The XVIII MPI Italia Chapter annual assembly is finally coming, and this year the chosen location is Acireale, in Sicily.
I’ve got to admit it: I’m a bit nervous! As a proud sponsor of the event, we are planning a “game” for the participants: our "The Invisible Cities" city tour.
This is one of our most popular formats: a photo-treasure-hunt thought up to allow the participants to discover monuments and legends of a city, while performing fun tasks and taking pictures of the whole experience!
We have repeated this format so many times it has become a classic (“The Invisible Cities” will also proudly appear in the upcoming book “the 101 things to do in Sicily at least once in your life” – publishing house: Newton Compton), so, why am I nervous?
This time, our guests will all be influent MICE professionals. I do know their expectations are really high, and they won’t admit any fault…
Keep your finger crossed for us!

Useful links
MPI Italia chapter
Download the Assembly program

mercoledì 24 giugno 2009

Review: “Quick team-building activities for busy managers”, by Brian Cole Miller (Amacom, 2003)


Andrò dritto al punto: questo libro non è stato scritto per professionisti del team-building, della motivazione o semplicemente della formazione, se questo è ciò che state cercando.
Come suggerisce il titolo, e l’autore ribadisce nell’introduzione “questo libro è stato scritto per il manager indaffarato che voglia aggiungere un elemento di team-building a un meeting”. Il volume è organizzato in due parti: la prima contiene le “istruzioni fondamentali”; la seconda consiste di 50 esercizi descritti con un sistema ad elenco puntato. Quindi è proprio questo che dovete aspettarvi: attività semplici e veloci che promettono “risultati in 15 minuti”.

La mia opinione?
Troverete molte recensioni positive su Amazon.com. Ma io non sono d’accordo con nessuna di esse.

Perché?
- E’ davvero possibile aspettarsi risultati in meno di 15 minuti? NO! Sarebbe un miracolo, altro che attività di team-building!
- La maggior parte delle attività proposte mancano di creatività e coinvolgimento, quindi potrebbero facilmente essere interpretate come “un ennesimo test”, invalidando il valore dell’esperienza.
- Il libro non contiene informazioni su cosa sia il teambuilding: è una collezione di attività e suggerimenti su come gestirle. Ma senza una profonda comprensione delle dinamiche coinvolte, il rischio è di non ottenere risultati o (peggio) di provocare diversi fastidiosi “effetti collaterali”.
- Questo libro suggerisce che si possa gestire un’attività di team-building per il proprio team. Ma questa è solo una pia illusione, se non si è dei formatori professionisti. Prima di tutto, è facile apparire arroganti o presuntuosi. Inoltre in queste condizioni il vostro team potrebbe essere tentato dal modificare deliberatamente il proprio comportamento solo per cercare di compiacervi e impressionarvi!
- Infine, se sei un manager, sei una PARTE del team. Quindi, hai bisogno di prendere parte all’attività, non di fungere da facilitatore, o altrimenti i risultati saranno inesorabilmente inutili!

“Quick team-building activities for busy managers” non vi trasformerà in un professionista del teambuilding o della motivazione. Non che qualsiasi altro libro possa farlo, sia chiaro.
E, se sei un “manager indaffarato” come il libro suggerisce, è molto probabile che tu sia un esperto in un altro campo… Affideresti il tuo ruolo a qualcuino solo perché ha letto un libro intitolato “Management veloce per gente impegnata”? Permettereste a un uomo che ha appena letto “carpenteria per imbranati” di costruire la vostra casa?

Se sei un professionista del settore, non buttare il tuo tempo e I tuoi soldi in questo libro.
Se sei un manager impegnato, fatti un favore: chiedi aiuto a un professionista.
Se hai bisogno d’aiuto per qualche serio problema, un professionista è la sola soluzione; e se hai soltanto bisogno (o voglia) di migliorare l’atmosfera lavorativa o di dare una regolata a qualche piccolo problema, ogni vero professionista sarà ben lieto di darti qualche consiglio veloce e semplice. Gratis, per di più!

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I will go right to the point: this book was not written for a team-building, motivational or training professional, if this is what you are looking for.
As the title suggests and the author himself says in the introduction “this book is written for the busy manager who wants to add an element of team-building to a meeting”. The volume is organized into two parts: the first one is “instructional”; the second one consists of bullet-pointed presentations of fifty exercises. So this is what you have to expect: easy, quick activities that promise “results in 15 minuts”.

What’s my opinion?
You can read a lot of positive reviews on Amazon.com. I do not agree with anyone of them.

Why?
- Can you really expect results in less than 15 minutes? NO! It would be a miracle, not a team-building activity!
- Most of the activities lacks in creativity and excitement, so they may easily be interpreted as “just another mind test”, invalidating the experience.
- This book do not contains any real information about what teambuilding is: it is a collection of activities and suggestions on how to play them. Without any real understanding of the dynamics involved, your risk is to obtain nothing, or (worst!) to suffer from various “collateral effects”.
- This book suggest that you can manage a team building activity for your own team. But this is a mirage, if you are a not a training professional. First of all, it’s easy to appear arrogant and presumptuous. Also in this conditions your team may be tempted to falsify their reaction just to favorably impress you!
- Finally, if you are a manager, you are PART of your team. So, you need to be a part of the activity, not the facilitator, or else the results will be inexorably useless!

“Quick team-building activities for busy managers” will not turn you into a teambuilding or motivation professional. Not that any other single book would. And, if you are a “busy manager” as the title suggests, it very likeable that you are a certified expert in something else… will you entrust someone to play your role just because he have read a book titled “quick management for busy people”? Would you permit a man who has just read “carpentry for dummies” to build your house?

If you are a professional, don’t waste your time and money on this book.
If you are a busy manager, do yourself a favor: ask a professional.
If you need help for some major issue, professionals are the only solution; and, if you just want to improve the working atmosphere or need help for some minor problem, each real professional will be glad to give you some quick and easy hint. For free.

venerdì 19 giugno 2009

Google Searches for Staffing Answers



Ieri mi è stata chiesta la mia opinione a proposito dell’idea avuta da Google per fermare la fuga dei cervelli.

Per colori i quali non sanno di cosa io stia parlando, Laszlo Bock, human resources manager di Google inc. ha rilasciato di recente un’intervista al Wall Street Journal nella quale racconta della preoccupazione dell’azienda per un esodo di talenti.
La sua soluzione? Un algoritmo, una formula matematica che tiene conto di molteplici fattori (salario, curriculum, indagini interne) per identificare quali tra gli oltre 20.000 dipendenti di Google ha più probabilità di lasciare il proprio lavoro.
L’algoritmo di Google aiuta la società a “entrare nelle menti delle persone prima ancora che loro sappiano di volere lasciare il lavoro”, ha scritto letteralmente il Journal.

La prima volta che ho letto l’articolo, ne sono rimasto incuriosito. E’ possibile calcolare matematicamente il comportamento di una persona? La natura umana è prevedibile? Io penso di no.
Quindi non stiamo trattando semplicemente di lavoro.
Stiamo parlando della natura intima dell’uomo.

Bene, cosa penso?
Ci sono molti fattori coinvolti nel trattenere e motivare i dipendenti (basti pensare ai fattori di Herzberg per capire cosa intendo). Molti di questi non possono essere “calcolati”.
Solo un uomo può capire un altro uomo… è una questione di connessione umana!

Non fraintendetemi: apprezzo la volontà di Google di prevenire perdite nelle sue risorse umane, e stanno mettendo a punto uno strumento che potrebbe essere utile per rilevare cosa non funziona.
Ma, ovviamente, questa non è la soluzione.

Ascoltare e Motivare: questa è la soluzione!

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It was just yesterday that I was asked my opinion about Google inc. attempt to stop the brain-drain.

For the ones who don’t know what I’m talking about, Laszlo Bock, human resources manager at Google inc. recently released an interview to the Wall Street Journal about the company concerns about talent exodus.
His solution? An algorithm, a mathematical formula that takes into account a lot of factors (salary, curriculum, surveys, ecc.) to identify which of Google’s 20.000 recruits are to be expected to leave their job.
Google's algorithm helps the company "get inside people's heads even before they know they might leave", has been literally wrote in the Journal.

The first time I read this article, I was simply curious. Is it really possible to mathematically calculate each person’s behavior? Is human nature predictable? I do think not.
So this topic is not really about a job.
It’s about human nature.

Well, what do I think?
There are a lot of factors involved in retaining and motivating employees (have a look at Herzberg’s factors to understand what I mean). Most of them can’t be “calculated”.
You need a man to understand another man… it’s all about human connection!

Don’t make me wrong: I appreciate Google’s ambition to prevent human-resources loss, and they are building up a tool that may be useful to find out what’s wrong.
But obviously this is not the solution.

Listening and Motivating: this is the solution! 

lunedì 15 giugno 2009

Creativity & Art

"Creatività è permettersi di fare errori. Arte è sapere quali tenere" (Scott Adams)

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"Creativity is allowing yourself to make mistakes. Art is knowing which ones to keep." (Scott Adams)

lunedì 8 giugno 2009

Quoting quotes

"Cito gli altri solo perchè così mi è più facile esprimere me stesso" (Michel De Montaigne)

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"I quote others only in order the better to express myself" (Michel De Montaigne)

giovedì 4 giugno 2009

Motivazione


martedì 2 giugno 2009

Review: “Professional Event Coordination”, by Julia Rutherford Silvers (Wiley, 2005)


Stai cercando un’ottima guida sulla progettazione di eventi, in inglese?
“Professional Event Coordination”potrebbe essere la vostra scelta migliore!

Il libro investiga l’intero processo di event planning e fornisce gli strumenti per pianificare, organizzare e monitorare quasi ogni tipo di happening sociale o business. In 15 capitoli, da “Anatomia di un Evento” a “Strategie per il Successo”, il volume copre argomenti importanti come l’event-design, la selezione della location, la gestione dei partecipanti, intrattenimento e sicurezza.

Il libro contiene inoltre diverse checklist, tabelle e figure, dei box denominati “On Site Insight” (nei quali stimati professionisti condividono esperienze a loro accadute) e pratici esercizi (utili per l’esame per la certificazione CSEP - Certified Special Event Professional ).

Lo so, sembra quasi una pubblicità, ma devo ammettere che il libro mi ha profondamente colpito: se stai iniziando, questo libro è assolutamente da avere, e anche se sei un esperto professionista, il volume è un perfetto punto di riferimento.
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Are you looking for a very good event planning “how to”, written in plain English?
“Professional Event Coordination” may be your best choice!

The book investigates the full event planning process and provides the tools to plan, organize, and monitor almost any kind of business or social happening. In 15 chapters, from “Anatomy of an Event” to “Strategies for Success”, the volume covers important topics such as event design, site selection, audience management, entertainment and safety.

You will also find inside the book a lot of handy checklists, tables and figures, the “On Site Insight” boxes (that share interesting true stories as told by professionals) and practical Exercises (useful for the CSEP – Certified Special Event Professional - exam).

I know, it sounds like a commercial, but I’m really impressed: If you are just starting out, this book is a must have, and if you are an established professional, the volume€ is still a great reference!

lunedì 1 giugno 2009

Did the right thing... and now?

"Next to doing the right thing, the most important thing is to let people know you are doing the right thing" (John D. Rockefeller)