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lunedì 4 gennaio 2010

HAPPY NEW YEAR!

Il 2009 è infine finito.

E’ stato un anno difficile, e sia l’industria della motivazione che quella della comunicazione hanno molto sofferto per l’attuale recessione economica. E, se ci fosse bisogno di una qualche prova, un recente sondaggio svolto da SITE ha riscontrato che il 76% dei provider e dei buyer di esperienze motivazionali in tutto il mondo hanno riscontrato una diminuzione nella loro attività.
Ma… sembra che finalmente tutto stia tornando alla normalità!
Personalmente, abbiamo già ricevuto diverse richieste e confermato diversi lavori per il 2010 e il 2011, e speriamo che sia lo stesso (o che lo sarà) per i nostri colleghi in tutto il settore!
Quindi, cerchiamo di guardare al futuro con un po’ più d’ottimismo… può darsi che vi (e ci) porti buona fortuna!

Addio, 2009!
Benvenuto, 2010!

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2009 finally ended.

It was a difficult year, as both the motivation and communication industries strongly suffered for the current recession. If you needed some proof, a recent SITE survey declared that 76% of motivational experience providers and buyers worldwide have experienced a decrease in their activity.
But… it seems that finally everything is changing back to normal!
Personally, we are already seeing a lot of RFP activity and new bookings for 2010 and 2011, and we hope the same is or will be for our comrades in the industry!
So, let’s look at the future with a little more optimism… may be it will bring you good luck!

Goodbye, 2009!
Welcome, 2010!

lunedì 28 dicembre 2009

Cash vs Non-cash incentives



Spesso i miei clienti aziendali mi domandano cosa penso dell’incentivazione tramite elargizione diretta di denaro comparata agli altri sistemi d’incentivazione non monetari.
E ogni volta, la mia risposta è la stessa: diversi principi di psicologia sociale e cognitiva dimostrano che i vincitori percepiscono i sistemi di incentivazione non monetari molto di più dello stesso valore in denaro.
Il dr. Scott Jeffrey dell’Università di Waterloo ha scritto in un interessante studio che la cosa è giustificata da 4 cause: evaluability, separability, justifiability, e social reinforcement.

EVALUABILITY: poichè dare un valore monetario a un incentive non monetario non è affatto facile, le reazioni “istintive” e “affettive” al premio si sostituiscono al suo reale valore. Inoltre, le valutazioni affettive tendono a incrementare il valore ben oltre quello reale!

SEPARABILITY: un premio in denaro viene cognitivamente aggregato al salario. Così, un premio in denaro quasi non si nota e viene facilmente dimenticato. Sull’altro fronte, un incentive non monetario è unico e viene istintivamente separato dal salario.

JUSTIFIABILITY: molti incentivi non monetari sono lussi dei quali i partecipanti normalmente non giustificherebbero l’acquisto. Se i partecipanti lo valutano in maniera elevata, sebbene non lo acquisterebbero personalmente, allora l’opportunità di riceverlo come premio per il proprio duro lavoro non viola i principi morali dei partecipanti.

SOCIAL REINFORCEMENT: il riconoscimento delle proprie capacità e meriti da parte di colleghi e amici è un dei più importanti motivatori per la maggior parte delle persone. D’altra parte, le persone non trovano socialmente accettabile vantarsi dei propri guadagni, ma nel contempo ritengono socialmente accettabile parlare di un viaggio o un premio vinto!

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Often, I’m asked by my corporate clients what I think about pure cash versus non-monetary incentive.
And each time, my answer is the same: several principles of social and cognitive psychology suggest that winners perceive non-monetary incentive more valuable than the same value of that prize in cash.
Dr Scott Jeffrey of University of Waterloo wrote in one essay that there are 4 motives for this: evaluability, separability, justifiability, and social reinforcement.

EVALUABILITY: as giving a monetary value to non-monetary incentive is not easy, the “instinctive” and “affective” reaction to the award substitutes for its real value. Moreover, affective evaluations tend to increase value beyond the actual!

SEPARABILITY: a cash prize is cognitively aggregated with salary. Thus, a cash prize does not stand out and is easily forgotten. On the other hand, a non-cash incentive is unique and really stand out from salary.

JUSTIFIABILITY: many non-cash incentives are luxuries that participants normally would not justify purchasing. If participants value it highly, but probably would not purchase it, than the opportunity to earn it as a reward for hard work does not violate the participants’ principles.

SOCIAL REINFORCEMENT : acknowledgement from colleagues and friends is one of the most important motivators for most people. And people are uncomfortable bragging about cash, but will enjoy talking about the trip or the award they won!

martedì 15 dicembre 2009

Azimut selected as a Finalist for the 2010 Event Solutions Spotlight Award



Lo so: non sono degno di fiducia. Avevo promesso di aggiornare questo blog ogni settimana, e non l’ho fatto.

La verità è che è stato un periodo molto impegnativo. Ma anche molto felice.

Tutto si muove nella giusta direzione, e recentemente abbiamo avuto molte buone notizie e recensioni:
uno dei nostri format è stato inserito in un libro tra le “101 cose da fare in Sicilia” (potete leggere il mio post sull’argomento QUI);
ci è stato dedicato un articolo su Incentivare (una delle più importanti riviste di settore Italiane) nel numero di Settembre, e parlano di noi ancora nel numero dicembrino;
e ora, non possiamo essere più orgogliosi di annunciare di essere stati selezionati come Finalisti per l’edizione 2010 degli Spotlight Awards di Event Solutions, nella categoria “Società d’intrattenimento dell’anno”.

E, a renderci ancora più orgogliosi, il fatto di essere l’unica società Europea tra gli 8 finalisti della nostra categoria!

Gli Spotlight Awards, nati nel 1997, sono infatti unop dei più antichi e prestigiosi premi nella Event Industry, valorizzando i migliori professionisti, società e risultati. Ogni anno la competizione è più forte e l’attesa dei vincitori un po’ più intensa.

Volete saperne di più?
Visitate www.event-solutions.com, e cliccate il bottone VOTE NOW.
A quel punto avrete davanti un menù che vi permetterà di dare uno sguardo dietro le quinte ad alcuni dei più importanti eventi del mondo, come alle idee e ai professionisti dietro di essi.
E, se mentre vi trovate là, dovesse piacervi il nostro lavoro, non siate timidi e... votateci! :-)

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I know: I’m completely untrustworthy. I promised to keep this blog updated at least weekly, and I didn’t.

The truth is it was a busy period. And also an happy one.

Everything is going fine, and we also have had a lot of good news and reviews:
one of our format was inserted in a book as one of the “101 things to do in Sicily” (you can read my post about it HERE);
an article about us was published in the September issue of Incentivare (one of Italy’s most important trade magazine), and another one has just been published in the December issue;
and now, we can’t be more proud to announce that we have been selected as a Finalist for the 2010 Event Solutions Spotlight Award in the category Entertainment company of the year.

To make us more proud, we are the only European company among the 8 finalists in our category!

The Spotlight Awards, first presented in 1997, are one of the event industry’s premier, most comprehensive awards, recognizing the best individuals, companies and achievements. Each year, the competition is stronger and the anticipation of who will win a bit more intense.

Do you want to know more?
Visit www.event-solutions.com, and click on the VOTE NOW button.
Then scroll the menu and have a look to some of world’s top event, ideas and professionals.
And, if while you are there, you’ll like our job, don’t be shy and... vote for us! :-)

martedì 17 novembre 2009

Le Città Invisibili tra le 101 cose da fare in Sicilia (almeno una volta nella vita)



“101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita” è finalmente disponibile in tutte le librerie d’Italia.

Il volume è molto interessante, e non posso quindi essere più orgoglioso nel leggere che una delle “101 cose da fare” non è altro che… il nostro tour “Le Città Invisibili”.
Per di più, fianco a fianco con cose davvero indimenticabili come “vedere il Tempio della Concordia al tramonto” o visitare “Etna, l’Avalon di re Artù”.

Grazie a Daniela Gambino, l’autrice, per avere scelto le nostre Città Invisibili tra le cose assolutamente da fare in Sicilia.
Cercheremo di essere all’altezza di questo onore!

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“101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita” (“101 things to do in Sicily at least once in your life”, written by Daniela Gambino, Newton Compton) is now available in every bookshop in Italy.

The book is really interesting, and I can’t be more proud to read that one of the “101 things to do” is… our “The Invisible Cities” activity.
Moreover, side by side with really unforgettable things like “seeing the Temple of Concordia at dawn” or visiting “Aetna, king Arthur’s Avalon”.

Thanks to Daniela Gambino, the author, for having chosen our “The Invisible Cities” as one of the things that have to be done in Sicily.
We will try to be on top of it!

lunedì 24 agosto 2009

59 questions to ask

L'estate è il momento ideale per mettersi a leggere e aggiornarsi un po'.
Così, stavo giusto girovagando in rete quando ho trovato questo interessante articolo intitolato "59 domande da fare a un albergo, responsabile vendite e Service manager quando scegliete la location per il vostro evento, conferenza o meeting aziendale" (in inglese).

Dategli un'occhiata: molte domande possono essere ovvie, ma ho sempre adorato le liste (giusto per evitare di dimenticare qualcosa).

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Summer is the perfect time to read something new and get up to date.
So I was just surfing the net when I find out this interesting article titled “59 Questions to ask the Hotel and Venue Sales and Service Manager when choosing a Venue for your Event, Conference or Corporate Meeting”.

Have a look: most of these questions may sound obvious, but I’ve always liked lists (just in case something has been forgotten).

giovedì 16 luglio 2009

Review: “Manuale per Assistenti congressuali”, di Ivana Termine (Marcello Clausi Editore, 2008)



Ivana Termine, amministratore unico di Finivest Congressi, è uno dei più noti e capaci PCO in Italia, con oltre 20 anni d’esperienza nel campo dell’organizzazione di eventi.
Recentemente ho avuto il piacere di dare un’occhiata da vicino al suo modo di lavorare, e devo dire che sono rimasto davvero colpito dalla straordinaria attenzione al dettaglio e dalla accurata pianificazione globale.

Non potevo quindi non essere incuriosito dal suo libro “Manuale per assistenti congressuali”!

Il libro è stato scritto in particolare per hostess (e Stewart) come una pratica e preziosa guida per il loro lavoro. Da “La divisa” a “il contratto”, da “il briefing” a un pratico “glossario dei termini congressuali più in uso”, ogni aspetto di questo lavoro è stato brillantemente sviscerato in appena 65 pagine.

Un grande libro per hostess e Stewart. Ma anche un pratico promemoria per ogni meeting professional che si rispetti.
Altamente raccomandato!

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Ivana Termine, Ceo of Finivest Congressi, is one the most well-known and successful professional congress organizer in Italy, with over 20 years of experience in the meeting planning field.
I recently had the pleasure to have a close look at her way of working, and I have to say I was really impressed by her extraordinary attention to detail and thorough overall planning.

So, I couldn’t be more curious about her book “Manuale per Assistenti congressuali”!

The book was written with hostesses (and stewarts) in mind, as a practical and precious guide for their work. From “the uniform” to “the contract”, and from “the briefing” to a practical “meetings and events glossary”, every and each aspect of this job is fully covered in just 65 pages.

A great book for hostesses and stewarts. And a practical reminder for any meeting professionals.
Highly recommended!

lunedì 29 giugno 2009

Telecommuting damages your business!


VitalSmarts, una società di formazione aziendale, ha fatto svolgere uno studio su 500 persone sull’argomento in oggetto.
I risultati? “Lavorare a distanza causa 243% in più di problemi” e “le più comuni forme di reazione agli effetti della distanza non sono soltanto distruttive per le relazioni lavorative, ma distruggono anche la produttività generale”.

Più nel dettaglio, secondo questo studio:
- Ben 13 su 14, fra i più comuni problemi relazionali a lavoro, capitano più frequentemente tra “team virtuali” (team i cui membri sono dispersi in diverse aree geografiche) che fra team localizzati nello stesso edificio;
- Problemi con colleghi distanti sono significativamente più difficili da risolvere e dura più a lungo che con colleghi nella stessa sede;
- Quando affrontano un problema con un collega lontano, i lavoratori usano strategie silenziose (ritardare o non rispondere proprio a telefonate e email) o li attaccano verbalmente (criticandoli con altri, parlandone male, lamentandosi continuamente, o sfidandone le decisioni)

E’ davvero così?
Non penso: il lavoro a distanza si è già dimostrato uno strumento molto utile. A volte, addirittura, soprattutto nel caso di grandi aziende, è praticamente inevitabile.
Quindi, cosa si può fare per evitare gli effetti negativi indicati nello studio? Si necessitano strategie concrete di management e di leadership.
Il punto chiave è la comunicazione.
La comunicazione fra collaboratori distanti non è altrettanto efficace (più del 50% della comunicazione di realizza per vie non verbali) e minimizza la fiducia e i rapporti fra membri di uno stesso team.

I miei suggerimenti?
- Prima di iniziare un lavoro, organizzate un incontro con tutte le persone coinvolte nel progetto in circostanze piacevoli e rilassate, in modo da permettere alle persone di conoscersi tra di loro e di stabilire relazioni piacevoli e positive;
- Rendete chiare le vostre aspettative e stabilite delle deadlines;
- Organizzate periodici incontri dal vivo con tutti i membri di un progetto, per aumentare la loro fiducia reciproca e farli sentire parte di una squadra: devono sapere (e SENTIRE) che il loro lavoro influenza quello di tutti gli altri membri del team;
- Se potete, organizzate periodicamente anche incontri dal vivo con TUTTE le persone che lavora nella vostra organizzazione e hanno una qualche relazione lavorativa, anche se queste persone non lavorano attualmente allo stesso progetto: questo aiuta a costruire fiducia nella vostra organizzazione, a motivare dipendenti e stakeholder, e a condividere un senso di appartenenza allo stesso business.

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VitalSmarts, a corporate-training organization, ran a study that surveyed 500 people on this topic.
The results? “Working remotely causes 243 percent more problems” and “the most common means of coping with the effects of distance are not only destructive to working relationships, they are also destructive to overall productivity”.

Specifically, according to the study:
- 13 out of 14 common workplace relationship problems occur far more frequently within “virtual teams” (teams with members scattered across various geographies) than within teams located in the same building;
- Problems with remote colleagues are significantly more difficult to solve and last longer than with on‐site colleagues;
- When facing a challenge with a remote colleague, workers either use “silent” strategies (delaying or not responding to calls and e-mails) or verbally attack them (criticizing them to others, gossiping, complaining, challenging the colleagues’ decisions).

Is this the end line?
I don’t think so: telecommuting have proven to be a needful tool. Sometimes, especially with big companies, it is also a compulsory choice.
So, what can we do to avoid the negative effects listed above? We do need effective management and leadership strategies.
The key point here is Communication.
Communication between long distant co-workers is not as effective (more than 50% of communication is non-verbal) and minimize trust and rapport between team members.

My suggestions?
- Before starting, organize a meeting with all the people involved in the project in relaxed circumstances, to make them know each other and establish kind relationships;
- Make clear your expectations and establish deadlines;
- Plan periodical live meetings with all the members of a project, to improve their trust in each other and make them really feel part of a team: they will have to know (and FEEL) that their work will influence the work of the other members of the team!
- If you can, also plan periodical live meeting with ALL the people that works in your organization and have some kind of work-relationship, even if this people actually do not work at the same project: this will help build trust in your organization, motivate your employee and stakeholders, and share a sense of belonging to the same business.

venerdì 26 giugno 2009

XVIII Assemblea annuale MPI Italia Chapter




La XVIII assemblea annual di MPI Italia Chapter sta finalmente arrivando, e quest’anno la location prescelta è Acireale, in Sicilia.

Lo devo ammettere: sono un po’ nervoso! Come orgoglioso sponsor dell’evento, stiamo progettando un’attività per i partecipanti: il nostro tour “Le Città Invisibili”.
Questo è uno dei nostri format più popolari: una caccia al tesoro fotografica pensata appositamente per permettere ai partecipanti di scoprire monumenti e leggende di una città, divertendosi nel contempo nello svolgere rapide sfide e fotografando l’intera esperienza.

Abbiamo replicato questo format così tante volte da renderlo un classico (“Le Città Invisibili” sarà inserito nel libro di prossima uscita “Le 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita” – Newton Compton editore), quindi, perché questo nervosismo?
Questa volta, i nostri ospiti saranno influenti professionisti del mondo MICE. So che le loro aspettative sono molto alte, e sicuramente non accetteranno con piacere nessun intoppo…
Insomma, incrociate le dita per noi!

Link utili
MPI Italia chapter
Scarica il programma dell’Assemblea

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The XVIII MPI Italia Chapter annual assembly is finally coming, and this year the chosen location is Acireale, in Sicily.
I’ve got to admit it: I’m a bit nervous! As a proud sponsor of the event, we are planning a “game” for the participants: our "The Invisible Cities" city tour.
This is one of our most popular formats: a photo-treasure-hunt thought up to allow the participants to discover monuments and legends of a city, while performing fun tasks and taking pictures of the whole experience!
We have repeated this format so many times it has become a classic (“The Invisible Cities” will also proudly appear in the upcoming book “the 101 things to do in Sicily at least once in your life” – publishing house: Newton Compton), so, why am I nervous?
This time, our guests will all be influent MICE professionals. I do know their expectations are really high, and they won’t admit any fault…
Keep your finger crossed for us!

Useful links
MPI Italia chapter
Download the Assembly program

venerdì 19 giugno 2009

Google Searches for Staffing Answers



Ieri mi è stata chiesta la mia opinione a proposito dell’idea avuta da Google per fermare la fuga dei cervelli.

Per colori i quali non sanno di cosa io stia parlando, Laszlo Bock, human resources manager di Google inc. ha rilasciato di recente un’intervista al Wall Street Journal nella quale racconta della preoccupazione dell’azienda per un esodo di talenti.
La sua soluzione? Un algoritmo, una formula matematica che tiene conto di molteplici fattori (salario, curriculum, indagini interne) per identificare quali tra gli oltre 20.000 dipendenti di Google ha più probabilità di lasciare il proprio lavoro.
L’algoritmo di Google aiuta la società a “entrare nelle menti delle persone prima ancora che loro sappiano di volere lasciare il lavoro”, ha scritto letteralmente il Journal.

La prima volta che ho letto l’articolo, ne sono rimasto incuriosito. E’ possibile calcolare matematicamente il comportamento di una persona? La natura umana è prevedibile? Io penso di no.
Quindi non stiamo trattando semplicemente di lavoro.
Stiamo parlando della natura intima dell’uomo.

Bene, cosa penso?
Ci sono molti fattori coinvolti nel trattenere e motivare i dipendenti (basti pensare ai fattori di Herzberg per capire cosa intendo). Molti di questi non possono essere “calcolati”.
Solo un uomo può capire un altro uomo… è una questione di connessione umana!

Non fraintendetemi: apprezzo la volontà di Google di prevenire perdite nelle sue risorse umane, e stanno mettendo a punto uno strumento che potrebbe essere utile per rilevare cosa non funziona.
Ma, ovviamente, questa non è la soluzione.

Ascoltare e Motivare: questa è la soluzione!

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It was just yesterday that I was asked my opinion about Google inc. attempt to stop the brain-drain.

For the ones who don’t know what I’m talking about, Laszlo Bock, human resources manager at Google inc. recently released an interview to the Wall Street Journal about the company concerns about talent exodus.
His solution? An algorithm, a mathematical formula that takes into account a lot of factors (salary, curriculum, surveys, ecc.) to identify which of Google’s 20.000 recruits are to be expected to leave their job.
Google's algorithm helps the company "get inside people's heads even before they know they might leave", has been literally wrote in the Journal.

The first time I read this article, I was simply curious. Is it really possible to mathematically calculate each person’s behavior? Is human nature predictable? I do think not.
So this topic is not really about a job.
It’s about human nature.

Well, what do I think?
There are a lot of factors involved in retaining and motivating employees (have a look at Herzberg’s factors to understand what I mean). Most of them can’t be “calculated”.
You need a man to understand another man… it’s all about human connection!

Don’t make me wrong: I appreciate Google’s ambition to prevent human-resources loss, and they are building up a tool that may be useful to find out what’s wrong.
But obviously this is not the solution.

Listening and Motivating: this is the solution! 

giovedì 4 giugno 2009

Motivazione


mercoledì 27 maggio 2009

How to select a team building company?


"Team building" è diventata una parola d’uso comune tra i fornitori di servizi del mondo MICE: dalle aziende vinicole alle agenzie di animazione fino alle società di noleggio 4x4. La maggior parte di loro, molto semplicemente, non sanno nemmeno di cosa si stia parlando: vogliono soltanto convincervi ad acquistare i loro servizi usando come strumento una “parola alla moda”.

Se volete semplicemente condividere un’esperienza divertente con i vostri stakeholder, queste società potrebbero comunque fare al caso vostro (ma, per piacere, non chiamate queste attività “team building”).
Tuttavia, se davvero avete bisogno di un’esperienza motivazionale o di team building, deve essere svolta da una società con esperienza nel campo. Non sprecate il vostro denaro!

Come separare il grano dal loglio?

1) Verificate le loro referenze: Molte società hanno una lista dei loro clienti direttamente sul proprio sito. Altrimenti, non abbiate timore a chiederla! Inoltre, date un’occhiata a foto e video di eventi passati (e verificate che siano davvero loro, quelle foto!!!)… questo vi dirà se stanno partendo ora (usando la vostra società come un’esperienza d’apprendimento per loro stessi) o se sono una società seria e affidabile. Per la stessa ragione, chiedete loro da quanto tempo lavorano nel campo…
2) Chiedete cosa è il team building: Se sono veri professionisti, saranno ben felici di parlarvi della teoria che sta dietro il teambuilding, e perlomeno vi spiegheranno qualcosa delle teorie di Maslow, Herzberg, Tuckman… se non lo faranno, la verità, probabilmente, è che non sanno di cosa stanno parlando!
3) Fornite un breve brief, e attendete: Se non vi chiedono nulla, probabilmente non sanno cosa chiedere! Un’agenzia seria vi domanderà invece molte cose: ad esempio, il numero, l’età e il sesso dei partecipanti, informazioni su passate esperienze, cosa volete comunicare, che skill volete migliorare o testare (team building, comunicazione, problem solving, leadership, fiducia, ecc.). Queste domande non possono essere evitate se davvero volete un’esperienza formativa!

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"Team building" has become a buzz word for all kinds of service providers in the MICE world: from wineries to entertainment companies to 4WD drivers. Most of them, simply don’t even know the meaning of what they are selling: they just want to take your money using a “fancy word” as a marketing tool!

Maybe you just want to share a fun experience with your stakeholders, so, after all, these companies may be a good choice (but, please, don’t call these activities “teambuilding”). However, if you really need a motivational or team building experience, it must be delivered by a company with training expertise. Don’t waste your money on anything else!

How to separate wheat from the chaff?
1) Check their references: Many companies put their client-lists on their web sites. Otherwise, ask them to send it to you. Also, check for photos and videos of their past events (and check they really are theirs!)… This will tell you if they are just starting out (and using your company as a learning experience for them!) or if they are a serious, established company. For the same reason, ask them how long have them been in the industry.
2) Ask them what is team-building about: If they are real professionals, they will be glad to tell you about team-building theory, and at least will tell you something about Maslow, Herzberg, Tuckman… otherwise, the truth is they simply don’t know anything about it!
3) Give them a short brief, and wait: If they don’t ask anything, probably they don’t know what to ask! A serious team building company will instead ask you a lot of things: number, age and sex of participants, any past experience you had, what do you want to convey, which skills do you want to improve or test (team building, communication, problem solving, leadership, trust, etc.). These questions cannot be skipped if you really want an educational experience!

giovedì 21 maggio 2009

Smile: that's a photo!

Finalmente, ho avuto un paio d’ore per leggere le riviste arretrate che stavano per esplodere dal mio cesto delle cose-da-leggere.
E vi ho trovato una cosa interessante!

Nell’ultimo numero della rivista Incentivare (marzo 2009), organo ufficiale di SITE-Italy, sono state pubblicate diverse foto di alcuni nostri eventi.
Niente di strano: ma è giusto notare che le nostre foto sono state pubblicate in servizi che non parlano di noi, bensì collegati a ben 3 nostri diversi clienti (una incentive house e due prestigiose location congressuali).

Qualcuno altro avrebbe potuto sentirsi scavalcato dai propri partner.
Io invece ne sono orgoglioso. Non dovrei esserlo? :-)

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Finally, I had a few hours to read all the back numbers of the magazines that were to overwhelm my “to-read” storage basket!
And I found something interesting!

In the last issue of Incentivare (March 2009), official organ of SITE-Italy, you could find a few photos of our events.
Nothing strange about it: but it is fair to notice that our photos were not published in articles talking about us, but rather linked to 3 of our clients (an incentive house and 2 prestigious congress locations).

Someone else could have felt overcome by its own partners.
Instead, I’m very proud. Don’t have I to? :-)

martedì 12 maggio 2009

Global economic crisis and the motivational industry


La settimana scorsa, un nostro cliente, CEO di una grande società europea, mi ha detto:
“E’ un momento di crisi economica e finanziaria globale.
Anche se a qualcuno piacerebbe minimizzarla, non è una cosa che possiamo ignorare.
Non se guidi un’azienda di qualsiasi dimensione, ma neanche se nei sei dipendente o un qualsiasi stakeholder.

Cosa succederà? La mia predizione? Selezione naturale.
Le aziende dovranno evolvere o estinguersi.
Questo ci lascerà con le sole organizzazioni più furbe ed efficienti.
In effetti, per sopravvivere, ora più che mai avremo bisogno di motivare e ispirare i nostri stakeholder.”

Ascoltare queste parole mi ricordò qualcosa che avevo letto qualche mese prima.
Steve O'Malley (Vice President Strategy, Practice and Industry Relations - Maritz Travel Company) scrisse sugli eventi d’incentivazione e motivazionali:
“Ora più che mai, le aziende lottano per trattenere le loro migliori forze vendite e i migliori clienti. Una crescente lealtà e impegno da parte di dipendenti e clienti, e trattenere i talenti, sono tutti risultati provati di questo genere di investimenti.”

Si, sono d’accordo con entrambi.
Alcune aziende periranno in questo periodo, e questo includerà Incentive-house, organizzatori di eventi, PCO, se non saranno in grado di dimostrarsi un investimento proficuo.
Dovranno dimostrare di essere in grado di motivare, comunicare, ispirare, e, in generale, migliorare il business dei loro clienti. Probabilmente, dovranno implementare il loro know-how nei campi della motivazione e della comunicazione e/o creare fitte collaborazioni con aziende capaci di espandere le loro competenze principali.

Non c’è più spazio per attività e investimenti improduttivi.
Siete pronti per questa nuova sfida?

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Last week, a client of us, a CEO of a big european company, told me:
“This is a time of global economic and financial crisis.
Even if someone would like to minimize it, it is a thing that couldn’t be ignored.
Not if you are driving a business company of any size, nor if you are just an employee or a stakeholder.

What will happen? My prediction? Natural selection.
Companies will have to evolve or perish.
These will leave us with just the smarter, fitter organizations.
In fact, to survive, now more than ever we do need to motivate and inspire our stakeholders.”

Listening to his words reminded me of something I read a few months ago.
Steve O'Malley (Vice President Strategy, Practice and Industry Relations - Maritz Travel Company) wrote about Incentive and Motivational events: “Now more than ever, companies are battling to retain their top sales talent and customers. Increasing loyalty and commitment of employees and customers, and retaining talent, are all proven outcomes of these investments.”

Yes, I do agree with both of them.
Some companies will perish in this period, and this will include Incentive houses, event planners, PCOs, if they will not be able to prove to be a rewarding investment.
They have to demonstrate to be able to motivate, communicate, inspire and improve the business of their clients. Probably, they will need to improve their know-how in the motivation and communication fields and/or merge with companies able to expand their core competencies.

There is no more space for unproductive activities and investments.
Are you ready for this new challenge?

martedì 28 aprile 2009

Motivation, teambuilding and entertainment in the MICE field


Si intitolava così il seminario da me tenuto per la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Catania, all’interno del ciclo sul “Turismo congressuale e degli eventi aggregativi” organizzato dal gentilissimo prof. Benedetto Puglisi.

10 relatori preparatissimi e di alto livello, da Ivana Termine (Finivest Congressi) a Nico Torrisi (presidente di Confturismo e Federalberghi Catania), hanno coperto in maniera completa l’intera filiera del mondo MICE, presentandolo in maniera realistica e accurata.

Per me, è stata un’esperienza divertente e utile; inoltre, sono orgoglioso di ammetterlo, anche io ho imparato tanto in quelle poche ore.

Inoltre, da quel momento, ho cominciato a ricevere molte email personali da studenti che volevano approfondire l’argomento, chiedendomi titoli di libri da leggere, o semplicemente i requisiti necessari per lavorare nel nostro campo.

Cercherò di rispondere ad alcune di queste domande nei miei prossimi post.
Spero che possa essere utile.

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The one above was the title of the seminar I ran for the business college of the University of Catania, as a part of a series on “Tourism: the congress and business events field” scheduled and arranged by professor Benedetto Puglisi.

10 qualified top-level speakers, like Ivana Termine (Finivest Congressi) or Nico Torrisi (president of Confturismo and Federalberghi Catania), completely covered the MICE supply chain, introducing it in a complete and thorough way.

For me, it was a fun and rewarding experience; and, I’m proud to admit it, I learned a lot!

Besides, from that moment on, I’ve received a lot of personal emails from students who wanted to go deeper into the matter, asking me for titles of books to study, or simply the qualifications and skills needed to work in the field.

I will try to answer a lot of these questions in the following posts.
Hope you’ll find it useful.

martedì 25 marzo 2008

Il ritorno de "Il rivale di se stesso"


E' successo di nuovo.
Ne avevo già discusso abbondantemente qui quasi un anno e mezzo fa, ma è capitato nuovamente, più e più volte, diventando praticamente una consuetudine con cadenza pressocchè poco più che mensile.

Un cliente ci chiede di progettare per lui un lungo evento di team-building ludico da tenersi lungo la costa della Sicilia orientale. E, naturalmente, di dare vita a idee originali.
Noi creiamo con fatica e passione un nuovo pezzo unico, adattiamo i nostri format più riusciti, tenendo in conto età, sesso e numero dei partecipanti, tempi e spazi a disposizione, stagione climatica nella quale si terrà l'evento, e molti altri fattori.
Il cliente (un'importante incentive house capitolina) plaude al nostro impegno e rigira la proposta al SUO cliente (una non meglio precisata multinazionale nel campo dell'elettronica).

Passano 10 giorni, nei quali non abbiamo più alcuna notizia. L'evento è ancora lontano, e siamo abituati a tempi biblici di attesa (pare che Matusalemme realizzasse eventi anche lui)...
Assorbiti da altre richieste, quasi ci dimentichiamo della nostra proposta.
Fino a quando un tour-operator milanese ci contatta per un "altro" evento, dicendoci che un suo cliente aveva avuto l'idea di fare un evento in Sicilia, e aveva già un'idea ben chiara di cosa voleva realizzare.
Chiediamo dettagli, e ci viene inviato un briefing.
Un briefing che (ovviamente a questo punto ci sarete arrivati da soli) era scritto con le mie parole. Neanche lo sforzo di cambiarle un po'.
Non solo: per dare risalto al testo, e rendere più chiaro come l'evento si sarebbe dovuto realmente svolgere, erano state perfino utilizzate foto e immagini che io stesso avevo spedito (e in una di queste mi vedevo perfino io!).

Ovviamente, il tour-operator ne era all'oscuro.
Molto più semplicemente, il cliente, alla ricerca di un facile (?) risparmio, stava cercando di aggirarci e di trovare un fornitore più economico (siamo gli unici professionisti del campo nel sud-Italia, e abbiamo felici e proficui rapporti di lavoro praticamente con tutti gli attori del settore... difficile evitarci!).
Un fornitore più economico, dicevamo.
Come se vendessimo risme di carta o zucchero per il caffè, beni praticamente indifferenziati per i quali una "marca" vale l'altra.

Così, al di là delle ovvie implicazioni etiche (il furto di idee pare sia la norma, e venga considerato meno che un peccato veniale), mi ritornano a frullare in testa le solite domande:
davvero si pensa che chiunque sia capace di realizzare in pratica ciò che in teoria sembra una buona idea?
Se rubassi gli schemi di una Ferrari, davvero chiunque sarebbe capace di costruirla tale e quale? E vi fidereste di guidarne una realizzata amatorialmente nel garage di uno sconosciuto, senza alcuna garanzia?
Non sono forse necessari studi, competenze, esperienze, capacità, PROFESSIONALITA' che non sono in mano a tutti?

E infine, per restare nel campo dei paragoni automobilistici, nessuno si aspetta che un Fiorino Fiat avrà le stesse prestazioni o lo stesso comfort di una Audi TT, nè di pagare lo stesso prezzo per i due modelli, ma entrambi vengono classificati come "automezzi".
Non ne vedete a occhio nudo la differenza?

mercoledì 19 marzo 2008

Osservando gli Osservatori



Il settore MICE italiano, nelle sue declinazioni principali, gode di tre fondamentali rilevamenti statistici annuali: il Monitor sul mercato degli eventi, realizzato da Astra Ricerche per AdC (Agenzia della Comunicazione), l'Osservatorio sul mercato congressuale Italiano, promosso dal Convention Bureau della Provincia di Rimini, dalla rivista Meeting e Congressi e da BTC International e condotta dall'Universita di Bologna (attualmente disponibile esclusivamente con dati riguardanti il primo trimestre del 2007), e l'Osservatorio sul Business Travel, sempre condotto dall'Università di Bologna, ma per la rivista Turismo d'Affari.
Tre studi con target e campioni di riferimento profondamente diversi, ma che, insieme, riescono a dipingere un quadro complessivo dell'andamento del settore in Italia...

Tutte le indagini sono concordi nell'affermare che il 2007 ha registrato una delle migliori performance degli ultimi anni, e che le aspettative di crescita sono assolutamente rosee.

Per Astra, sono stati spesi in eventi ben 1.200 milioni di euro tra ottobre 2006 e ottobre 2007 (lo stesso studio, due anni prima, vedeva un investimento di soli 960 milioni di euro): una cifra senza dubbio consistente, con una previsione, per il 2009, di 1.400 milioni di euro.
Una crescita quasi regolare, di circa 100 milioni di euro l'anno, che connota il mercato degli eventi come il media che ha il secondo tasso d'incremento più elevato (dopo Internet, naturalmente).

Per l'Osservatorio sul Business Travel, in questo settore la spesa è cresciuta dal 2006 di circa 1.700 milioni di Euro, e quasi la metà (il 44%) degli intervistati dichiara che la spesa complessiva aumenterà nel prossimo anno, mentre solo il 3% ritiene che vi sarà una contrazione. Dati senza dubbio importanti, che confermano l'importanza del settore...

Anche l'OCI ci da notizie positive, dichiarando una crescita nel settore di oltre il 17% nel solo primo trimestre 2007. Ma anche gli altri dati fornitici sono importanti, perchè ci informano che è aumentata la dimensione media degli eventi ospitati (+9,43%) e si è allungata anche la permanenza media degli ospiti (+16,67%).

Un successo su tutti i fronti, per un settore che affronta ogni giorno serie difficoltà e subisce uno scarso riconoscimento del suo valore da parte delle autorità politiche che invece dovrebbero premiarne la virtuosità....

venerdì 22 febbraio 2008

"Vorrei uno spettacolo unico..."

"...e mi serve per domani!"
Ormai sembra che questa sia diventata una formula routinaria della quale non si può più fare a meno.
Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che più un lavoro è sfaccettato, personalizzato, UNICO, più tempo è necessario per la sua realizzazione, o anche semplicemente per la sua progettazione.
Altrimenti si rischia un lavoro raffazzonato e che poco ha a che vedere con l'alta qualità dell'idea iniziale...

L'unicità pretende il suo tempo.
Ha i suoi costi.
Non esistono compromessi.

Pensate forse che capolavori come "Welcome 500" (ideato da K-events e vincitore degli European Best event Awards 2007) siano stato realizzati in pochi giorni?

lunedì 17 dicembre 2007

Feuer und Flammen

Et voilà!
Finalmente mettiamo online il filmato di una piccola parte dello spettacolo di fuoco del gruppo Cohors Antiqua, creato da Azimut per TUI-INSIDE, il più prestigioso evento annuale del più grande tour operator al mondo.
Uno spettacolo unico, all'interno di uno stupendo anfiteatro nella cornice di una magica Taormina.

Buona visione!

martedì 7 agosto 2007

"Exhibitions" o "Events", questo è il dilemma!


Sul numero di luglio di "Meeting e Congress", organo ufficiale di Italcongressi, è uscito un articolo intitolato "La seconda E del settore Micee", a firma Piergiorgio Mangialardi (egregio e preparato professionista del settore), nella quale si propone di aggiungere una seconda "e" all'acronimo MICE, che stia per "Exhibitions".
Si aggiunge anche "l'idea la dobbiamo al signor Colomban, imprenditore veneto", ma temo tutto questo sia solo frutto di una colossale svista...

In realtà, infatti, la sigla MICE sta proprio per "Meetings, Incentive, Conferences, Exhibitions" (è la definizione originale data dall'"International congress & convention association", approvata, tra gli altri, dalle più importanti associazioni di settore, come ICCA o MPI).
Per conferma, in fondo, sarebbe bastato dare un'occhiata sulla solita Wikipedia
(http://en.wikipedia.org/wiki/Meetings%2C_Incentives%2C_Conferencing%2C_Exhibitions)

Perchè allora, negli ultimi anni si trova la parola "events" al posto di "exhibitions", tanto da causarne una imbarazzante dimenticanza anche negli operatori del settore?
La risposta è più semplice di quanto si potrebbe credere: l'allargamento a categorie che non rientrano nelle quattro sopraelencate ha portato le agenzie specializzate a sostituire i due termini poichè, banalmente, "events" è un termine più generico e capace quindi di accogliere tutte le nuove tipologie...

Insomma, miracoli degli acronimi!

venerdì 27 luglio 2007